giovedì 19 marzo 2020

Torneo dei Candidati, terza giornata: Ding Liren si riscatta battendo Caruana


Una sola vittoria nella terza giornata del Torneo dei Candidati 2020 di Ekaterinburg ma arriva nella partita più attesa, quella tra il numero 3 del mondo, il cinese Ding Liren, che batte il numero 2 Fabiano Caruana riscattando le sconfitte nei primi due turni.

ALEKSEENKO-NEPOMNIACHTCHI 1/2-1/2
Terzo derby russo in tre giorni, Alekseenko affronta la variante Winawer classica della Difesa Francese e alla 20a mossa sacrifica la qualità, Nepomniachtchi assume immediatamente l’iniziativa ma all’incirca alla 35a mossa finisce in una rete di patta che Alekseenko individua benissimo guadagnando due pedoni ma sacrificando un altro pezzo leggero e infine forzando l’avversario alla tripla ripetizione di posizione tramite scacco perpetuo proprio in corrispondenza della 40a mossa.

DING LIREN-CARUANA 1-0
La partita più attesa della giornata era quella tra i primi due favoriti del torneo e non ha deluso le attese. Si comincia con la variante principale della Difesa Slava, poi Caruana sacrifica non uno ma addirittura due pedoni, alla 9a mossa (una novità teorica) e alla 14a, in cambio dell’iniziativa, e la cosa sembra funzionare alla perfezione fino alla 29a mossa, quando Fabiano recupera un pedone, poi è costretto a sacrificare un pezzo in cambio di altri due pedoni. Ding Liren, al contrario delle prime due partite, gioca alla perfezione, smentendo coloro che dicevano che il suo gioco fiacco era dovuto alla quarantena per il Coronavirus (e allora Wang Hao che sta giocando benissimo?), recupera i tre pedoni persi e la situazione per lo statunitense di origine italiana diventa disperata. Fabiano però deve abbandonare alla 59a mossa: fermare tre pedoni passati dell’avversario, dei quali due uniti, diventa praticamente impossibile.

GIRI-VACHIER-LAGRAVE 1/2-1/2
Giri opta per una linea minore della variante di cambio della Difesa Gruenfeld e dopo sole 23 mosse si è già in un finale in cui l’olandese il Bianco ha torre, alfiere e cinque pedoni contro torre, cavallo e cinque pedoni. La patta arriva alla 30a mossa, anche qui per tripla ripetizione di posizione.

GRISCHUK-WANG HAO 1/2-1/2
Anche qui patta per tripla ripetizione di posizione alla 49a mossa in una partita che è iniziata con una Difesa Russa ma che poi è trasposta nella variante di cambio della Difesa Francese. Le regine spariscono dal gioco dopo 18 mosse e il resto del materiale viene semplificato progressivamente arrivando alla fine con due torri e un pedone contro due torri e un pedone.

Classifica dopo il terzo turno
2,0 Nepomniachtchi
2,0 Vachier-Lagrave
2,0 Wang Hao
1,5 Caruana
1,5 Grischuk
1,0 Alekseenko
1,0 Ding Liren
1,0 Giri

Gli incontri del quarto turno di sabato (inizio alle 12 ora italiana, domani giornata di riposo):
Caruana vs. Nepomniachtchi (precedenti a cadenza classica 0 vittorie a 1 e 6 patte)
Ding Liren vs. Giri (2 vittorie a 2 e 20 patte)
Vachier-Lagrave vs. Grischuk (1 vittorie a 2 e 14 patte)
Wang Hao vs. Alekseenko (sfida inedita)

Foto: en.candidates-2020.com/

mercoledì 18 marzo 2020

Torneo dei Candidati, seconda giornata: un quartetto in testa

Anche il secondo giorno del Torneo dei Candidati 2020 di Ekaterinburg è stato molto interessante: due patte combattute tra Ian Nepomniachtchi e Alexander Grischuk e soprattutto tra Wang Hao e Anish Giri. Fabiano Caruana e Maxime Vachier-Lagrave hanno invece vinto, entrambi coi pezzi bianchi, rispettivamente contro Kirill Alekseenko e un irriconoscibile Ding Liren che è malinconicamente ultimo in classifica, mentre in testa c’è un quartetto composto da Caruana, Nepomniachtchi, Vachier-Lagrave e Wang Hao.

CARUANA-ALEKSEENKO 1-0
Partita tra il giocatore col punteggio Elo più alto e quello con quello più basso. Vittoria come da pronostico per Caruana che contro la Nimzoindiana sceglie la variante 4.f3. Equilibrio fino alla 15a mossa quando Alekseenko commette un’imprecisione e da allora l’iniziativa è tutta di Fabiano, il russo è costretto a sacrificare un pezzo leggero in cambio di tre pedoni, ma alla 27a mossa arriva l’errore decisivo e Caruana alla 30a effettua un controsacrificio riguadagnando oltretutto due dei pedoni di vantaggio. Alekseenko abbandona alla 34a mossa perché la perdita di un altro pezzo leggero, un alfiere, è inevitabile.

NEPOMNIACHTCHI-GRISCHUK 1/2-1/2
Secondo derby russo con Grischuk che contro la Partita Spagnola sceglie la variante principale della Difesa Berlinese che porta alla scomparsa delle due regine dalla scacchiera dopo sole 8 mosse. Nepo gradualmente va in posizione inferiore ma alla 28a mossa Grischuk, quasi sicuramente per i consueti problemi sull’orologio, non trova la continuazione che lo avrebbe portato ad avere un buon vantaggio. Poco dopo si ha una complessiva sparizione di materiale, in particolare quella delle quattro torri, e si arriva a un finale pari con alfieri su caselle di colore opposto e quattro pedoni per parte, la patta viene sancita al controllo del tempo della 40a mossa.

VACHIER-LAGRAVE-DING LIREN 1-0
Un Ding Liren dal gioco troppo brutto per essere vero contro un Vachier-Lagrave quasi perfetto, che in apertura, con 8.h3, opta per uno dei Sistemi Anti-Marshall della Partita Spagnola. Il cinese alla 15a mossa gioca una novità teorica… che è un errore e da quel momento non riemerge più dalla buca, continuando anzi a commettere errori su errori. Alla 37a mossa Ding, vista la perdita di un pezzo entro poche mosse, abbandona: il numero 3 del mondo, e secondo favorito di questo torneo, ha la nomea di non perdere quasi mai e invece a Ekaterinburg ha già perso due incontri su due, mentre il francese è nel gruppone dei quattro di testa: non male per uno arrivato a giocare il torneo all’ultimo momento!

WANG HAO-GIRI 1/2-1/2
Variant simmetrica della Partita Inglese con Wang che guadagna un pedone al primo controllo del tempo e ha una posizione superiore ma non sufficiente per vincere, tanto più che Giri si difende alla grande come suo solito. La partita termina alla 61a mossa con l’olandese che forza la patta per tripla ripetizione di posizione.

Classifica dopo il secondo turno
1,5 Caruana
1,5 Nepomniachtchi
1,5 Vachier-Lagrave
1,5 Wang Hao
1,0 Grischuk
0,5 Alekseenko
0,5 Giri
0,0 Ding Liren

Gli incontri del terzo turno di domani (inizio alle 12 ora italiana):
Alekseenko vs. Nepomniachtchi (sfida inedita in cadenza classica)
Ding Liren vs. Caruana (precedenti a cadenza classica 2 vittorie a 2 e 6 patte)
Giri vs. Vachier-Lagrave (3 vittorie a 3 e 23 patte)
Grischuk vs. Wang Hao (1 vittoria a 2 e 5 patte)

Foto: en.candidates-2020.com/

martedì 17 marzo 2020

Torneo dei Candidati, prima giornata: due patte e due vittorie "nere"

La prima giornata del Torneo dei Candidati 2020 di Ekaterinburg è stata, se vogliamo un po’ a sorpresa, molto combattuta: ci sono state due patte ma soprattutto due vittorie “nere”, di cui una completamente contro pronostico.

DING LIREN-WANG HAO 0-1
Partita siciliana in contromossa 1.c4 e5 tra i due cinesi e andamento equilibrato fino alla 30a mossa, quando Ding commette un errore che lo manda in posizione inferiore, Wang restituisce il favore alla 39a ma il numero 3 del mondo, uno dei grandi favoriti, subito dopo consente al connazionale di guadagnare immediatamente un pedone. Un errore molto grave per Ding che accetta il sacrificio di qualità dell'avversario ma deve abbandonare alla 45a mossa e Wang è quindi autore della prima grossa sorpresa del torneo.

ANISH GIRI-IAN NEPOMNIACHTCHI 0-1
La particolarità di questo primo turno è che Ding Liren, che due anni fa nel Torneo dei Candidati di Berlino vinse una partita e pattò le altre tredici, e Anish Giri, che nel 2016 a Mosca le pattò tutte e 14, oggi hanno perse ed entrambi col Bianco. L’olandese di padre nepalese e madre russa, infatti, contro il russo Nepomniachtchi si è gradualmente perso dopo l’apertura, un’inglese simmetrica, poi è entrato in un finale con torre, alfiere e tre pedoni contro regina e un pedone, ma Nepo ha giocato alla grande guadagnando l’alfiere e poi due pedoni, costringendo all’abbandono Giri alla 73a mossa.

ALEXANDER GRISCHUK-KIRILL ALEKSEENKO 1/2-1/2
Un’altra siciliana in contromossa in questo derby russo, coi due giocatori che si ritrovano dopo 20 mosse con pochissimi minuti a disposizione sull’orologio e relativi problemi di tempo per arrivare al primo controllo del tempo alla 40a mossa. Sono proprio questi problemi a impedire a Grischuk di convertire il vantaggio posizionale (e anche di un pedone) accumulato in precedenza su Alekseenko. Patta dopo 41 mosse.

MAXIME VACHIER-LAGRAVE-FABIANO CARUANA 1/2-1/2
Lo statunitense di origine italiana sceglie la variante da qualcuno chiamata “nuova Arcangelo” in risposta alla partita Spagnola con cui ha aperto il francese sostituto di Teimour Radjabov. Caruana mantiene l’iniziativa per la maggior parte del tempo ma non riesce a schiodare il risultato dalla patta, che arriva inevitabilmente alla 44a mossa con un finale di torre, alfiere delle caselle chiare e due pedoni contro torre, alfiere delle caselle scure e due pedoni.

Classifica dopo il primo turno
1,0 Wang Hao
1,0 Nepomniachtchi
0,5 Alekseenko
0,5 Caruana
0,5 Grischuk
0,5 Vachier-Lagrave
0,0 Ding Liren
0,0 Giri

Ecco gli incontri del secondo turno di domani (inizio alle 12 ora italiana):
Caruana vs. Alekseenko (sfida inedita)
Nepomniachtchi vs. Grischuk (precedenti a cadenza classica 2 vittorie a 2 e 6 patte)
Vachier-Lagrave vs. Ding Liren (4 vittorie a 2 e 10 patte)
Wang Hao vs. Giri (3 vittorie a 1 e 3 patte)

Al via il Torneo dei Candidati al titolo mondiale di scacchi



Alle 12, nella città russa di Ekaterinburg, Oblast' di Sverdlovsk, comincia il Torneo dei Candidati 2020, che designerà colui che sfiderà il norvegese Magnus Carlsen per il match del titolo mondiale che si svolgerà a fine anno. I partecipanti sono otto, qualificati secondo criteri ben precisi, che si affronteranno in un doppio girone all’italiana. Il torneo si concluderà il 3 aprile. Di seguito nome e cognome, nazionalità e anno di nascita, punteggio e posizione nella classifica mondiale e criterio di qualificazione di ciascun giocatore.

- Fabiano Caruana (Stati Uniti, 1992), punteggio Elo 2842, numero 2 del mondo, finalista dell’ultimo Mondiale
- Ding Liren (Cina, 1992), punteggio Elo 2805, numero 3 del mondo, finalista della Coppa del Mondo 2019
- Aleksandr Grischuk (Russia, 1983), punteggio Elo 2777, numero 4 del mondo, vincitore del FIDE Grand Prix 2019
- Ian Nepomniachtchi (Russia, 1990), punteggio Elo 2774, numero 5 del mondo, secondo nel FIDE Grand Prix 2019
- Maxime Vachier-Lagrave (Francia, 1990), punteggio Elo 2767, numero 8 del mondo, prende il posto dell’azero Teimour Radjabov, vincitore della Coppa del Mondo 2019 e ritiratosi alla vigilia del Torneo dei Candidati per paura del Coronavirus, con cui aveva perso la semifinale di questa competizione
- Anish Giri (Olanda, 1994), punteggio Elo 2763, numero 11 del mondo, ammessi per la media Elo più alta tra quelli che non si sono qualificati da regolamento
- Wang Hao (Cina, 1989), punteggio Elo 2762, numero 12 del mondo, vincitore del FIDE Grand Swiss 2019
- Kirill Alekseenko (Russia, 1997), punteggio Elo 2698, numero 39 del mondo, wild-card

Le partite avranno la seguente cadenza: 100 minuti per le prime 40 mosse di ciascun giocatore, 50 minuti per le 20 mosse successive e infine 15 minuti per il resto della partita, ogni giocatore riceverà 30 secondi di bonus fin dalla prima mossa. Le patte non potranno essere concordate prima della 40a mossa. Se ci dovessero essere due o più giocatori in testa alla classifica alla fine del torneo, la vittoria verrà assegnata tramite spareggi a cadenza rapida.

Gli incontri del primo turno sono questi:
Vachier-Lagrave vs. Caruana (precedenti a cadenza classica 4-6 e 21 patte)
Ding vs. Wang (6-2 e 7 patte)
Giri vs. Nepomniachtchi (3-2 e 2 patte)
Grischuk vs. Alekseenko (1-0 e 1 patta)

Foto: en.candidates-2020.com

mercoledì 1 gennaio 2020

Pensieri e parole di inizio 2020



Sto cominciando a scrivere quando è passata da poco la mezzanotte. Come è mia abitudine ormai da più di un anno non ho brindato e, con i botti che si fanno sentire fuori (ma non più di tanto, evidentemente anche chi vuole farli risente della crisi) voglio fare un bilancio dell’anno appena morto e guardare all’anno che è appena nato.

Sul 2019 avevo scritto un paragrafo totalmente diverso da questo ma ora l’ho rifatto. Dico solo che dall’anno vecchio ho imparato, alla veneranda età di 51 anni, che devo fare il più possibile a meno, anche privatamente, del principio costituzionale sancito dall’articolo 21: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Quindi userò solo in casi estremi questa libertà che i nostri padri costituenti ci e mi hanno regalato, cioè quando ci sarà da fare una critica (secondo me legittima e non oltre i limiti della diffamazione) verso un atleta o un addetto ai lavori partecipanti a un evento sportivo di cui mi occuperò facendone la cronaca.

Pertanto della mia vita e di chi vi ruota intorno, per non avere ulteriori spiacevoli conseguenze, lavorative o di rapporti umani, non parlerò mai più e questo sarà il mio ultimo post al riguardo. So che molti si strapperanno i capelli perché non svelerò più nulla della mia vita privata e quindi i clic, già vicini allo zero, praticamente andranno sotto lo zero (sai che noia leggere uno che scrive sempre e solo di sport?!), ma questo è il primo e principale proposito per l’anno nuovo, a cui mi atterrò scrupolosamente, quindi questo spazio, di cui mi sono indegnamente impossessato ormai tre anni e mezzo fa, diventerà esclusivamente a carattere sportivo.

Cosa mi riserverà il 2020? Intanto, da un mese a questa parte, sono contento e cercherò di ripagare meglio che posso la fiducia che ripongono verso di me le persone con cui collaboro attualmente. Poi, quando avrò tempo, aggiornerò questo blog, sul quale mi dedicherò, sempre quando avrò tempo, alla nascita di nuovi progetti. Ho capito infatti che i miei fantomatici progetti editoriali che ho nei byte del computer (e sono almeno tre) sono troppo voluminosi per poter essere pubblicati su carta, o forse sono io che non ho il coraggio di provare a trovare un editore che sia così pazzo da essere disposto a pubblicarne uno. Quindi tanto vale che che finiscano a puntate su questo spazio. Piano piano, finché avrò vita.

Uno, l’ultimo, l’ho cominciato da poco. E’ probabilmente il meno mastodontico e quindi comincerò da quello. E’ anche quello sul quale più di una persona mi sollecitava a darmi da fare e a dargli vita pubblicandolo su carta. Ma naturalmente io, l’indolenza fatta persona, non ho mai concluso niente. Ora ho pronti ben 2 dei 144 articoli necessari, più un’introduzione, ancora da completare. Comincerò a pubblicare su questo blog nei prossimi giorni. Forse. Perché forse? Perché l’indolenza, e l’essere un Laureato in Cose Inutili per di più cazzaro, fa parte della mia natura. Chi vivrà vedrà.

A proposito: caro Laureato-in-Cose-Inutili-per-di-più-cazzaro, cerca di smettere di credere ai sogni, comincia a vivere e affronta la vita seriamente. Andando al galoppo verso i 52, è quasi ora di farlo. La buonanima di tua mamma, affibbiandoti questo appellativo che tu hai fatto tuo come titolo di questo blog, aveva ragione come nessun altro. Perché ti conosceva come nessun altro. Ma anche questo l’ho capito davvero solamente durante l’anno appena trascorso. Ah, in questo momento sono scoccate le due del mattino, quindi, anche in una notte così lunga, è quasi ora di andare a nanna. Buon 2020 a tutti.

Post scriptum delle 3:05: ho appena letto un post che mi ha fatto spanciare dalle risate e mi ha fatto iniziare l'anno di buon umore, ma dato che devo tener fede a quello che ho detto prima, nel senso che non posso e non devo esprimere liberamente la mia opinione, mentre gli altri possono dire e scrivere qualsiasi cosa, mi astengo.

lunedì 18 novembre 2019

Formula zero



Con l’incidente tra Charles Leclerc e Sebastian Vettel nel Gran Premio del Brasile la Ferrari ha toccato il punto più basso di tutta la sua stagione, e forse anche di qualcuna delle precedenti. Basterebbe il titolo della Rosea di oggi per definire quanto avvenuto: "LA PIRLATA". Lasciamo stare di chi sia la colpa della collisione, anche se chi non ha occhi ricoperti di prosciutto oppure occhi da tifoso ma che invece possono vedere perfettamente quello che è successo noterà che Vettel ha tentato un sorpasso, peraltro praticamente riuscito, in un punto quasi impossibile, ossia all’esterno della curva 3 del circuito di Interlagos dopo averne subito uno pulitissimo da Leclerc alla curva 1. A quel punto il tedesco ha tentato di tornare nella traiettoria ideale piegando a sinistra verso il monegasco ben prima di essere quasi completamente davanti, quindi quando i due erano ancora affiancati. Leclerc è rimasto dritto, sulla stessa traiettoria di Alexander Albon che lo precedeva poco lontano da lui, poi è stato spostato verso sinistra dalla manovra di Vettel ma non ha cambiato la sua traiettoria abbastanza da evitare la collisione. Ma ripetiamo, lasciamo stare di chi è la colpa: del resto la giuria pilatesca lo ha catalogato con la formula altrettanto pilatesca di “incidente di gara”, una cosa inaccettabile per un contatto a quella velocità. Meglio anche non entrare nel merito del fatto che la gomma posteriore sinistra di Vettel e la anteriore destra di Leclerc sono letteralmente esplose nel contatto: le cause di questo incredibile cedimento cercherà di capirlo chi di dovere. Quello che importa è che i due piloti della Rossa sono stati gestiti in maniera pessima: fin dall’inizio Leclerc non ha mai accettato di fare da vittima sacrificale a Vettel e lo ha già dimostrato alla seconda gara in Bahrein surclassando il più blasonato compagno di squadra e mancando la vittoria solo per mera sfortuna. Allora perché non dare gara libera fin dal primo Gran Premio, come faceva il Drake, come ha fatto la Mercedes in questi anni con Lewis Hamilton e Nico Rosberg rischiando di perdere dei mondiali, e come non ha più fatto la Ferrari dalla morte del Grande Vecchio in avanti, in particolare da quando al timone arrivò Luca di Montezemolo? Ecco perché per trovare la vera Formula 1 bisogna tornare indietro di almeno 25 anni, se non di 30 o di 35, o addirittura di 40: gli anni settanta, quando le monoposto competitive non erano solo una o due o tre come oggi ma in alcuni momenti anche sette o otto, quindi chiunque poteva conquistare un “successo di tappa” e gli ordini di scuderia, salvo rare eccezioni, si davano solo nella parte finale della stagione, per tutelare il pilota che all’interno di un team era davanti in classifica, e certe volte nemmeno quello bastava. Qualcuno ha scritto che questa non è formula noia: se ci si basa su incidenti come quelli tra le Rosse o tra Hamilton e Albon è vero, ma è la formula dove vince solo chi ha più budget e non chi ha più fantasia, vince chi ha la monoposto migliore e se qualcuno è un grande pilota ma è costretto a guidare un camion, vedi Fernando Alonso sulla McLaren degli ultimi anni, il mondiale non lo può mai vincere. Per non parlare dei sorpassi: se qualche anno fa non fosse stato introdotto il DRS sarebbero estinti, mentre i fuoriclasse degli anni settanta sorpassavano con vetture venti volte più inguidabili di quelle di oggi e che oltretutto erano delle bare ambulanti che viaggiavano su circuiti estremamente difficili e pericolosi, non come quelli di oggi costruiti al computer. I piloti di allora erano degli eroi che si battevano per avere più sicurezza in corsa ma allo stesso tempo rischiavano la vita in ogni curva, quelli di oggi sono delle macchine da soldi che se subiscono un piccolo danno si rompono immediatamente. C’è una povertà di talenti sconcertante: al contrario di 45-50 anni fa, quando non bastavano due mani per contarli, quelli di adesso si contano sulle dita, e almeno un dito avanza pure. Con un fuoriclasse come Hamilton si sa con largo anticipo come vanno a finire le cose: al contrario di alcuni che vengono appaiati al suo stesso livello lui non sbagliava da tempo immemorabile, lo ha fatto ieri speronando Albon quando la partita per il titolo mondiale era già finita da tempo. Per carità, ieri sono andati sul podio due che non ci erano mai saliti, come Pierre Gasly e Carlos Sainz, ma si tratta di un’eccezione, mentre una volta lo era molto di meno. In più, ci sono dirigenti di team inadeguati la cui gestione porta a situazioni di tensione come quella che c’è stata quest’anno tra Leclerc e Vettel e che ieri ha portato alla definitiva deflagrazione. Per non parlare dei grandi capi, che continuano a cercare nazioni altamente improbabili per la disputa di un Gran Premio, come avverrà con il Vietnam per l’anno prossimo, unicamente per cercare di raccattare milioni di dollari, invece che tutelare i luoghi storici dell’automobilismo, come Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania, una moda che con l’estromissione di Bernie Ecclestone si sperava che si estinguesse: l’anno prossimo invece verrà raggiunta la quota record di 22 Gran Premi. No, questa non è formula noia, è molto peggio. E’ formula zero. Come zero sorprese, fino a ieri. O zero neuroni, ancora prima di ieri.

Foto: Instagram F1

sabato 5 ottobre 2019

Naomi vs. Bianca, Bianca vs. Naomi: ecco la possibile grande rivalità di cui il tennis femminile ha bisogno


E’ finita con un bellissimo abbraccio a rete tra le due protagoniste la partita di quarti di finale del WTA Premier Mandatory di Pechino tra Naomi Osaka e Bianca Andreescu. Una partita che, non è certo stata tra le più belle dell’anno tennisticamente parlando, come invece molti hanno scritto, ma che è stata piena di tensione e di emozioni dall’inizio alla fine sia in campo, con le due tenniste che hanno giocato molto a corrente alternata, fatta eccezione per il terzo set, di gran lunga il più bello, sia sugli spalti, col pubblico della capitale cinese in religioso silenzio perché sapeva benissimo di assistere al primo atto di quello che potrà essere un grande duello in prospettiva futura, e che alla fine ha applaudito fragorosamente entrambe le protagoniste avendo negli occhi l’ultimo, strepitoso game vinto da Naomi, alla quale, dopo un doppio fallo commesso sul primo match point e una risposta vincente di Bianca sul secondo, sono serviti un leggendario rovescio in salto e un ace per chiudere i conti con la sua avversaria.

Una partita che si è decisa su 3-4 errori di Bianca, la quale dal torneo di Indian Wells dello scorso marzo ha fatto vedere di essere impermeabile alle emozioni e senza timore reverenziale nei confronti di chiunque, specialmente ai trionfali US Open (ne sa qualcosa la più forte tennista di tutti i tempi, Serena Williams), e che invece ieri nei momenti cruciali ha sofferto la tensione più della sua avversaria, che ha iniziato completamente paralizzata dal terrore ma che poi ha decisamente cambiato marcia mostrando per lunghi tratti il suo tennis migliore, che non si era quasi mai visto dal successo agli Australian Open dello scorso gennaio. Una partita che può essere l’inizio di una rivalità storica tra due tenniste il cui contrasto di stili è evidente.

Da una parte Naomi, la più formidabile picchiatrice del circuito femminile (a parte Serena), dall’altra Bianca, che non è solo una picchiatrice ma una ragazza dal gioco estremamente vario, fatto anche di slice, chop, palle corte mortifere e discese a rete, con l’unico vero, grosso punto debole che si è ben evidenziato ieri e che è costituito dal servizio, la cui prima entra in campo troppe poche volte e la cui seconda è spesso troppo tenera consegnandosi alle risposte delle avversarie e, quando viene tirata forte quasi quanto la prima, altrettanto spesso porta al doppio fallo. I punti deboli di Naomi sono invece la pochissima varietà tattica e l’approccio qualche volta troppo preoccupato al match, che ieri col passare dei minuti è però riuscita a superare, forse consapevole di dover vincere a tutti i costi il primo atto di una rivalità che può fare epoca, e questo tennis femminile senza dominatrici e con pochissimi personaggi carismatici ha bisogno come il pane di una grande rivalità.

L’età è tutta dalla loro parte: Naomi compirà 22 anni il 16 ottobre, Bianca ne ha fatti 19 il 16 giugno, ma a parte questo sono proprio loro due che possono fare la differenza nei prossimi anni, malgrado abbiano a che fare con tenniste molto forti, su tutte l’attuale numero 1 del mondo Ashleigh Barty, autrice di una stagione forse ancora più straordinaria di quella di Bianca e che per lei sarà difficilissimo ripetere, ma avranno a che fare anche con ragazze promettentissime e ambiziosissime più giovani di loro che vogliono arrivare ai vertici, in primis la strabiliante 15enne statunitense Coco Gauff. Non solo, ma a proposito di personaggi carismatici, l’anno prossimo tornerà per la seconda all’attività mamma Kim Clijsters e c’è molta curiosità per come riuscirà a comportarsi contro avversarie molto più giovani e preparate fisicamente di lei.

Personalmente sono contento di aver scoperto prima ancora che vincessero il loro primo Slam (Naomi gli US Open dell’anno scorso, Bianca quelli di quest’anno) le potenzialità di entrambe, che in precedenza erano note solo agli addetti ai lavori, soprattutto a quelli che seguono il tennis giovanile, e mi auguro con tutto il cuore che non si perdano per strada, dato che oltre che due tenniste pazzesche sono anche due persone eccezionali: Bianca che consola e abbraccia Serena costretta al ritiro nella finale di Toronto e Naomi che fa lo stesso con la piccola Coco dopo averle impartito una lezione memorabile a Flushing Meadows non sono cose di tutti i giorni, specialmente in uno sport ipercompetitivo come il tennis femminile. Mi auguro che non si perda specialmente Bianca. Sì, perché il discorso fatto per Ashleigh Barty vale anche per lei: riuscirà mai a infilare di nuovo 17 vittorie di fila, 13 consecutive al terzo set e 8 su 8 contro le top 10 come ha fatto quest’anno, serie tutte interrotte dalla sconfitta di ieri, oltretutto inframezzate da uno stop di quattro mesi per un infortunio alla spalla?

Naomi di fatto, per vicissitudini varie, nei mesi passati si era parzialmente persa, ora l’abbiamo finalmente ritrovata e adesso è lei in serie positiva da nove match e ora sfiderà “Ash Barty” nella finale di Pechino. Se gli dei del tennis ce le conserveranno con cura, con loro potremo divertirci per tanti anni e rivedremo la partita di ieri per tante e tante volte, come ha “promesso” Bianca a Naomi dopo l’abbraccio finale, magari con più qualità tennistica e ancora più emozioni di quanto ci hanno fatto vedere a Pechino. Come ha ribadito la recente, entusiasmante, Laver Cup, il tennis maschile, malgrado vincano quasi sempre i “big three”, è di qualità media nettamente superiore a quello femminile e un duello come quello tra Naomi e Bianca non può che far riavvicinare la gente al tennis in gonnella. Ebbene sì, non le ho mai chiamate per cognome se non all’inizio di questo sproloquio: per gli appassionati di tennis femminile, compreso me, due così sono semplicemente Naomi e Bianca.

Foto: Screenshot video WTA